domenica 15 novembre 2009

Tutto è vanità

«Questa frase è un sofisma: infatti, se è vera, è essa pura “vanità”, e se invece non lo è, allora quel “tutto” è sbagliato. Lei [l'intervistatore] dice che potrebbe essere il mio motto. Mi chiedo se davvero nella mia narrativa vi sia tanta catastrofe e “frustrazione”. Humbert è frustrato, questo è ovvio; anche altri dei miei “cattivi” sono frustrati; gli Stati di polizia sono orribilmente frustrati nei miei romanzi e nei miei racconti; ma le mie creature predilette, i miei personaggi più fulgidi - nel Dono, in Invito a una decapitazione, in Ada, in Gloria, eccetera - alla lunga escono vittoriosi. In realtà credo che un giorno qualcuno rovescerà il giudizio e proclamerà che, lungi dall'essere stato un frivolo uccello di fuoco, ero un rigido moralista che prendeva a calci il peccato, dava schiaffi alla stupidità, metteva in ridicolo ciò che è volgare e crudele - e attribuiva poteri sovrani alla tenerezza, al talento e alla fierezza».

Vladimir Nabokov, Intransigenze, Adelphi, Milano 1994 (pag. 236-7)

Laura c'è



Oggi sulla Domenica di Repubblica pagine inedite dell'incompiuta opera nabokoviana Original of Laura.
Lo comprerò? Sì, credo di si.
Ma comprandolo e, ancor più, leggendolo non trasgredirò alle volontà dell'Autore che avrebbe voluto fosse bruciato il manoscritto? Mi macchierò anch'io di un piccolo parricidio? No, sono d'accordo col figlio Dmitri.
Della mente nabokoviana non va persa nemmeno una briciola. Ogni sua parola, ogni frase, ogni suo pensiero è un dono che questo pianeta ha avuto la fortuna di raccogliere.
Grazie quindi signor Dmitri. Spero un giorno di aver la fortuna d'incontrarla passeggiando d'estate au bord du lac. Ero anche tentato di telefonarle, ma per dirle che? Che voglio bene a lei e a suo padre (e a sua madre, naturalmente)?

sabato 14 novembre 2009

Un altro guanto

«[Mi torna in mente la famosa prova che il filosofo] G. E. Moore adduceva dell'esistenza del mondo esterno. Egli levava in alto una mano e diceva: "Ecco una mano". Poi levava in alto l'altra e diceva: "Ecco un'altra mano. Le mani sono oggetti, dunque gli oggetti esistono".
Mi sovviene pure di una conversazione che ebbi con il positivista logico O. Bowsma. In quella circostanza assunsi una posizione estrema, sostenendo che la mente è essenzialmente indipendente dal corpo.
"Non ho difficoltà a immaginarmi in un altro corpo", dissi. "Sono assolutamente preparato all'eventualità di trovarmi, la settimana ventura, in un corpo totalmente diverso, poniamo uno che abbia tre braccia".
"Sei davvero preparato?" chiese Bowsma.
"Assolutamente!" risposi.
"Dimmi", ribatté Bowsma "ti sei procurato un altro guanto?"

Raymond Smullyan, 5000 avanti Cristo, Zanichelli, Bologna 1987

Stasera ho visto su Blob uno spezzone, tratto - credo - da una trasmissione di Canale5 condotta da B. D'Urso, in cui la bella Efe viene vanamente sbeffeggiata da un villico che la invita a farsi un nodo al pisello qualora le prendesse il desiderio di avere un figlio.

Traduzione simultanea

Come si dice in serbo rincoglionito?

venerdì 13 novembre 2009

Battaglia a campo chiuso



«Una nuova tecnologia non aggiunge e non sottrae nulla: cambia tutto. Nell'anno 1500, cinquant'anni dopo l'invenzione della stampa, la vecchia Europa non era la stessa con in più la stampa: era una Europa diversa. Dopo la televisione gli Stati Uniti non furono più l'America con in più la televisione: la televisione dette nuovi connotati a ogni campagna politica, a ogni casa, scuola, chiesa, industria. Per questo la lotta fra i media è così feroce. Ogni tecnologia è circondata da istituzioni la cui organizzazione - per non dire la loro ragion d'essere - riflette la visione del mondo sostenuta da quella tecnologia. Per questo, quando una vecchia tecnologia subisce l'attacco di una nuova, le istituzioni sono minacciate; e quando le istituzioni sono minacciate una cultura entra in crisi».

Neil Postman, Technopoly, Bollati Boringhieri, Torino 1993 (pag. 24)

Quante generazioni passeranno affinché la cultura televisiva (soprattutto quella italiana) entri in crisi? Quesito scaturito dopo la lettura degli ultimi post di Mantellini (1, 2, 3).

Tormento




Spero che Berlusconi visiti questa mostra e rimanga folgorato (sulla via di).

giovedì 12 novembre 2009

Ditemi ch'è vero

*

Chissà cosa resterà di questa Repubblica quando tutto questo sarà passato.
Perché un giorno Berlusconi finirà, vero?
Perché un giorno la Lega perderà consenso e sarà liquidata come parentesi politica, vero?
Perché una destra repubblicana decente comparirà sulla scena, vero?
Perché un Partito Democratico a sua volta decente si formerà, vero?
Perché al Vaticano non sarà più consentito di pesare sulle spalle di questo paese, vero?
Perché un giorno un velo sottile di decenza, di minimo pudore vestirà questa povera serva piena di dolore, di sconforto, di stupidità, di arroganza, di maleducazione e volgarità, vero?

Ma perché questa povera Italia mi fa soffrire? Perché non provo a pensarla diversamente da come la penso? Perché ho scelto cavalli sbagliati nella corsa della propria identità sociale e politica?
Se Berlusconi mi desse un milione di euro, la penserei diversamente? La mia “coscienza civica” bandirebbe questi foschi pensieri? Perché non riesco a essere un Capezzone? Io vorrei tanto essere un Capezzone: avere il sorriso sereno, la faccia beata, la replica pronta, lo specchio del bagno di casa che mi dice sei il più bello e il più bravo del reame. Io invece mangio mele avvelenate. Ho letto libri sbagliati. Mia mamma non mi portava alla messa la domenica mattina. Che cosa è successo? Potrò mai diventare uno di loro? Esiste una scuola, una paga speciale, un contributo alla mia rottamazione personale? Io mi voglio nuovo. Altrimenti voglio essere esiliato. Aiutatemi.

Una strofa


IX.

L'uomo riflette sulla propria vita,
come la notte sulla lampada. A un momento dato
oltrepassa i confini di uno dei due emisferi,
il pensiero, e scivola via, come fosse una coltre,
denudando qualcosa, forse un gomito; la notte
è ingombrante, questo è vero,

ma non così smisurata da pensare che ricopra
entrambi gli emisferi. E l'asia e l'europa
del cervello, e le altre gocce di terra in mare, e l'africa,
a poco a poco scricchiando sull'asse secca, ruotando,
esibendo la loro vizza gota,
verso l'airone elettrico.

Guarda un po': Aladino dice «sesamo» ed ha davanti l'oro;
chiamando Bruto, Cesare vaga nel deserto foro;
nel chiosco al Figlio del cielo parla d'amore l'usignolo;
una fanciulla dondola sotto il lume una cuna;
accenna sulla sabbia un papuaso nudo
un boogie-woogie.

Afa. Calciando al buoi col ginocchio scoperto, in sonno,
capisci all'improvviso, a letto, che è un matrimonio:
che s'è voltato su un fianco a mille miglia di distanza
un corpo, con il quale da gran tempo
hai in comune solamente il fondo
dell'oceano e l'esperienza

delle nudità; ma non per questo ci si alza in due.
Perché mentre laggiù c'è chiaro, qui nel tuo
emisfero fa buio. Per così dire, un astro solo
non basta per due corpi ordinari. Ossia
il globo è stato messo insieme, come voleva Iddio.
E non bastava un sole.

Iosif Brodskij, Ninnananna da Cape Cod, da Poesie, Adelphi, Milano 1986 [trad. Giovanni Buttafava]

mercoledì 11 novembre 2009

A colpi d'ascia 2*

Eschaton giustamente si esercita e ci educa: non bisogna essere sprovvisti di retorica fosse caso esser ospiti a Porta a Porta o intervistati, di volata, da una troupe televisiva.

*2 perché il primo colpo era qui.

martedì 10 novembre 2009

Raccogliamo le firme

Sostengo la mozione Malvino.

P.S.
Come si fa a raccogliere le firme? È tanto che non capito da Beppe Grillo... qualcuno mi aiuta?

Insegnare la contraddizione

Come Loredana, anch'io sono rimasto basito da quanto affermato da Giorgio Israel nel suo articolo I bambini addestrati a venerare lo Stato.
Il prof. Israel s'inerpica in triti discorsi sul buonsenso, sulla trasmissione delle conoscenze, sullo Stato liberale leggero. Ma, per Elohim!, chi governa da otto anni circa questo paese? I catto-comunisti dossettiani? Riguardo alle conoscenze: anche il maggiore Midal Malik Hasan ne aveva di conoscenze: era o non era uno psichiatra?
Per carità, la Costituzione è un contratto non è un feticcio: essa è criticabile e perfettibile. Ma le premesse per il miglioramento non vengono certo da questi discorsi a cazzodicane che negano in partenza la validità d'insegnare i fondamenti costituzionali a partire dalla Scuola primaria. Il problema è, semmai, come i docenti possano insegnare Cittadinanza e Costituzione nelle scuole statali di fronte alle palesi contraddizioni in cui incorrono poteri rilevanti della Repubblica (l'Esecutivo in primis, ma anche la quasi totalità del Legislativo), i quali si esprimono, governano e legiferano con toni e modi che vanno contro il dettato costituzionale (vedi, non ultimo, il caso del Crocifisso negli edifici pubblici e l'articolo 8 della Costituzione).
A me questi neoliberali italiani mi fanno rimpiangere Altissimo. O Altissimo ritorna fra noi.

lunedì 9 novembre 2009

Travi negli occhi

«Non cessiamo forse di provare compassione quando la distanza o la piccolezza dell'oggetto producono su di noi lo stesso effetto che la privazione della vista ha sul cieco? Tutta la nostra virtù dipende perciò dal nostro modo di percepire con i sensi e dalla misura in cui le cose esteriori ci impressionano. Per questo non dubito affatto che molti, senza il timore del castigo, sarebbero più disposti a uccidere un uomo tanto lontano da apparire davvero grande quanto una rondine, che non a sgozzare un bue con le loro mani. Non è forse lo stesso principio che ci guida quando proviamo compassione per un cavallo che soffre, ma schiacciamo senza scrupolo alcuno una formica?»

Denis Diderot, Lettera sui ciechi a uso di quelli che vedono 1749.

Le parole di Giovanardi non devono stupire: sono le parole di un uomo che vede in Stefano Cucchi non un altro uomo che ha avuto la tremenda sventura di venire ammazzato di botte per una sciocchezza madornale come quella di possedere venti grammi di fumo; per Giovanardi, Stefano Cucchi non è altro che una rondine lontana che, durante la migrazione, ha perso l'orientamento ed è rimasta sola, una semplice formica sperduta che non riesce a trovare la casa. Le sue ali sono state spezzate: che importa. Il suo corpo è stato pestato: pazienza.

La vita continua: ognuno ha la vista che si merita.

domenica 8 novembre 2009

Un reportage degno di nota

Segnalo da La Domenica de La Repubblica un superbo reportage di Jonathan Littell, Ritorno in Cecenia.
Leggere cosa accade da quelle parti e tirare un respiro di sollievo per aver avuto in sorte di nascere, vivere, abitare altrove. Al confronto, cosa accade nel sud d'Italia con la presa sulla società della criminalità organizzata sembra addirittura più accettabile e vivibile.
La prosa di Littell è pregevole per stile e contenuto: occhio vigile e perspicace, grande padronanza dell'argomento, afflato, partecipazione e distacco. Appena posso leggerò Le Benevole.
Sentite qui:

« È raro riuscire a rendersi conto di quanto le nostre rappresentazioni condizionino le nostre esperienze: in teoria lo sappiamo, ma ce lo dimentichiamo costantemente, e il nostro spirito vuole sempre credere che ciò che abbiamo visto, sentito e compreso concorra a creare una rappresentazione fresca e “obiettiva”. Quando Aleksandr Cherkassov mi dichiarava, a giugno: «L’inferno è diventato confortevole, ma è pur sempre l’inferno», o quando Oleg Orlov mi diceva che «il risultato di questa guerra interminabile, di questa colossale quantità di sangue versato, della violenza, è che ora laggiù stanno costruendo un sistema di tipo totalitario», io pensavo tra me e me: «Sì, forse, ma magari esagerano un po’, è talmente tanto tempo che sono dentro a queste faccende, gli manca la prospettiva». Tutti siamo invischiati nelle nostre rappresentazioni, questo lo sapevo bene: il mio errore era di pensare che le mie fossero più vicine alla realtà delle loro. E chi è che sa qualcosa della realtà? La realtà sono due pallottole in testa. E solo quelli a cui è successo hanno potuto vedere, per un istante più o meno lungo, la realtà piombargli addosso con tutto il suo peso, schiacciando qualunque rappresentazione, per sempre».

Mi chiedi sempre



Mi chiedi sempre come faccio

A mantenermi così bello
& a non ammalarmi mai - anzi a stare uno splendore.
Beh, visto che sei un uomo di mondo
& produci spettacoli
& io sono un attore
(quando recito)
Te lo dirò.

Sono andato giù dal Diavolo
Voglio dire: giù davvero.

Ora è chiaro
Perché sono così in forma
Per non dire - giovanile?

E soffermandosi a strofinare la guancia
Liscia come pelle di pesca, continuò:

Lo so, ti stai chiedendo come mai
Non mi becco la Peste
Con tutti quei tipi ad accendere candele
Sotto i miei piedini rosa.

Beh, sono andato giù dal Diavolo
& lui mi ha dato in cambio l'eterna bellezza.
Ma quel che il Diavolo non sa
È quel che io gli ho dato in cambio!

Di che si tratta? chiese il produttore

Ah vacci tu giù al Diavolo
A chiederglielo! rispose.

& scomparve in una nuvola della sua polvere d'oro.

James Purdy, 1986

[testo trovato in Nuovi Argomenti, n° 22, aprile-giugno 1987. Trad. Edoardo Albinati]

sabato 7 novembre 2009

La mi ribolle

Mi piacerebbe, domattina, avere il dono dell'ubiquità per partecipare a tutte le messe che si svolgeranno nelle chiese d'Italia e sentire, in contemporanea, tutte le prediche sacerdotali che saranno rivolte ai fedeli. Tutte. Per capire se c'è almeno un sacerdote, dal vicario di Cristo al più umile prete di provincia, che avrà il coraggio di ripetere il “possono morire” sbraitato in televisione dal Ministro della Difesa La Russa. “Possono morire”: cosa c'è di più anti-cristiano da dire?

Autodisciplina

Ha ragione Tommy David: l'autodisciplina bloggeristica è una specie di dolce schiavitù, è una sorta di tributo alla quotidianità, alla resistenza, alla partecipazione inconscia di un sapere collettivo. Ognuno secondo i propri mezzi, ognuno secondo le proprie possibilità, concedere la propria intelligenza o la propria bêtise, farla andare in giro per i viali peripatetici del web a cercar clienti, a offrirsi impudicamente spalancando le proprie inibizioni.
Sono certo di questo: nel mio piccolo e per la prima volta da quando ho il vezzo e il vizio di buttar giù righe, sento di fare qualcosa di buono, qualcosa che serve, prima di tutto a me stesso. La completa gratuità della cosa è un falso: io ricevo più di quanto do. E il ghigno o il sorriso, l'approvazione o il dissenso su quanto manifesto e pubblico (sia cosa mia o d'altri non importa: tutto è mio e tutto non lo è) è la moneta che mi permette di esistere, di essere qui e ora presente nella forma di me che prediligo: il pensiero, il mio “balbo parlare”:

Potessi almeno costringere
in questo mio ritmo stento
qualche poco del tuo vaneggiamento;
dato mi fosse accordare
alle tue voci il mio balbo parlare: —
io che sognava rapirti
le salmastre parole
in cui natura ed arte si confondono,
per gridar meglio la mia malinconia
di fanciullo invecchiato che non doveva pensare.
Ed invece non ho che le lettere fruste
dei dizionari, e l’oscura
voce che amore detta s’affioca,
si fa lamentosa letteratura.
Non ho che queste parole
che come donne pubblicate
s’offrono a chi le richiede;
non ho che queste frasi stancate
che potranno rubarmi anche domani
gli studenti canaglie in versi veri.
Ed il tuo rombo cresce, e si dilata
azzurra l’ombra nuova.
M’abbandonano a prova i miei pensieri.
Sensi non ho; né senso. Non ho limite.
*

*Eugenio Montale, Ossi di seppia.

venerdì 6 novembre 2009

Mancato acquisto

(Sul Grave,
ma appena)

Entrai dal mio già abituale
fornitore, dopo
non so che lunga assenza.

Tutto era mutato.

Quasi
non riconoscevo il locale.

Nessuno al banco.

Diedi
una voce.
Aspettai
Aspettai a lungo.
Battei,
fuor di pazienza, le mani.

Apparve (sulla trentina,
di strano colorito) un tizio
(certo, di razza non latina)
da me mai prima visto
né conosciuto.

«Mi chiamo»,
mi fece, «Gesù Cristo.

Da tempo qui è cambiata gestione.

Venni con mio padre.
Sono anni.

Mio padre è morto.
Ora,
come voi stesso vedete,
son solo nella conduzione
dell'esercizio.
Comunque,
eccomi a voi.
Chiedete,
e cercherò d'esser pronto
a soddisfarvi.

Il conto
non vi preoccupi.

È un pezzo
che, specie s'è alto il prezzo,
oramai uso far credito.

Ditemi.
Salderete
come e quando vorrete».

....

Lo guardai.
Crollai il capo.

Aveva pur parlato,
è indubbio, a chiare e oneste note.

Ma allora, perché uscii a mani vuote? ...


Giorgio Caproni, Res amissa, da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2007

giovedì 5 novembre 2009

L'homme qui chavire



Per un soffio (500 miseri dollari) non mi son potuto aggiudicare questo mirabile capolavoro di Alberto Giacometti venduto da Sotheby's a New York per soli 19.346.500 dollari.
Peccato, l'avrei volentieri utilizzato per compagnia entrando negli edifici pubblici addobbati di Crocifisso.

P.S.
Mi si perdoni l'autocitazione. Ma questo mio laconico post mi sembra più azzeccato oggi che due settimane fa ai tempi dell'elogio tremontiano del posto fisso.

Senza titolo, 1

Pensiero fisso:
il vero debellatore
di Dio, è lui, il Crocifisso?

Giorgio Caproni, Versicoli del Controcaproni, da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2007

mercoledì 4 novembre 2009

Parla con me



IO Pronto Signore?

DIO Signore a chi? Come ti permetti. Io sono Dio, e basta.

IO A volte ancora mi sovviene chiamarti così, per rispetto.

DIO Suvvia, figliolo: falla poco lunga e parla. Qui a mezz'aria piove e tira vento.

IO Sarò breve. Volevo solo interpellarti sulla recente sentenza europea che vorrebbe schiodare i crocifissi dalle pareti degli edifici pubblici italici. Che ne pensi? Ti sentirai offeso se saranno tolti?

DIO Offeso? Sarebbe l'ora che fossero tolti! Sono d'accordo con le ragioni di Fabristol. E poi, alla corrente cattolica del culto che mi tributa onore e gloria vorrei ricordare che mio figlio, in croce, ci stette solo qualche ora. Dopo la morte, venne deposto e portato in un sepolcro. Il terzo giorno pare sia resuscitato.

IO Come pare? Resuscitò o no?

DIO Se te lo dico, cambia qualcosa? O ci credi o non ci credi. In molti ci hanno creduto. Comunque, dicevo (mi fai perdere il filo), a essere simboleggiato ed esposto in ognidove dovrebbe essere qualcos'altro, e cioè la Resurrezione

IO Ma circa la simbologia della Croce? Che mi dici?

DIO A me delle simbologie non m'importa nulla. Già è tanto complicato leggere la realtà, studiarla, analizzarla, conoscerla a fondo. La Croce avrebbe un senso se ogni volta, al posto di mio figlio, ormai schiodato, fosse messa una nuova vittima: ovverosia ogni figura umana che continuamente viene vittimizzata da uno o da molti dei suoi simili. Il Crocifisso così com'è, e come e dove è esposto, non ha più alcun senso.

IO Ma perché non dici queste parole ai tuoi rappresentanti in terra?

DIO Io con loro ho smesso di parlare da tempo. Anzi, non ci ho mai parlato. Loro dicono di rappresentarmi: in realtà, rappresentano se stessi.

IO E perché parli con me allora? Chi sono io per meritarmi tanto onore come tuo interlocutore?

DIO Tu non sei nessuno, come me in fondo. Io parlo al desiderio. Tu mi desideri così: c'è chi mi desidera diversamente e chi non mi desidera affatto. Io parlo a eventuali solitudini. Io pavento gli assembramenti, le ricorrenze, i luoghi a me consacrati. Io sto a mezz'aria e ora sto prendendo troppo umido per continuare a ragionare con te.
Adesso me ne vado, me ne torno al nulla eterno: questo reo tempo m'ha rotto, e poi non voglio arrugginirmi.

martedì 3 novembre 2009

Regole elementari

*

«La proibizione dell’incesto non è tanto una regola che vieta di sposare la madre, la sorella o la figlia, quanto invece una regola che obbliga a dare ad altri la madre, la sorella o la figlia. Le regole della parentela e del matrimonio ci sono apparse come tali da esaurire, nella varietà delle loro modalità storiche e geografiche, tutti i possibili modi di assicurare l’integrazione delle famiglie biologiche nel seno del gruppo sociale. Abbiamo così constatato che numerose regole, in apparenza assai complicate ed arbitrarie, possono ridursi a pochissime… Al limite, tutto l’imponente apparato delle prescrizioni e delle proibizioni potrebbe essere ricostruito a priori in funzione di una e una sola domanda: qual è, nella società in causa, il rapporto tra la regola di residenza e la regola di filiazione?»

C.Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, Milano, Feltrinelli, 1969, (pp. 613-17, 631)

Tristi coccodrilli



È morto Claude Lévi-Strauss.
Finita l'attesa per i coccodrilli.

Stato di marzapane

Ho scritto questo per i tipi di Giornalettismo.
Buona lettura, se vi va.

lunedì 2 novembre 2009

Un aiuto alla riflessione



«Ritengo che sono anche troppe le cose che, al mondo d'oggi, la gente riesce a capire. Quindi, se io gliele prospetto in modo che non le capiscano, ecco che essi hanno di che riflettere. E se la riflessione li tiene lontani dalle sale da biliardo¹, a me basta. Ne sono soddisfatto. È giusto quel che avevo in mente quando, fin dal principio, spiegavo la radio a Guglielmo Marconi».

Groucho Marx, da I fratelli Marx legali da legare, Bompiani, Milano 1989

¹Secondo voi, oggigiorno, per far rifletter la gente occorre tenerla lontana da che cosa? Dalla tv? Da Facebook? Si accettano suggerimenti.

domenica 1 novembre 2009

La prima regola

Illustrissima Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo della Repubblica Italiana,

«La prima regola di ogni patto costituzionale sulla convivenza civile non è che su tutto si deve decidere a maggioranza, ma che non su tutto si può decidere (o non decidere), neanche a maggioranza. Nessuna maggioranza può decidere la soppressione (o non decidere la protezione) di una minoranza o di un singolo cittadino. È questo il paradigma dello stato di diritto: la limitazione legale dei pubblici poteri, altrimenti assoluti, a garanzia dei diritti fondamentali. Anche la democrazia politica più perfetta, rappresentativa o diretta, è infatti un regime totalitario se il potere del popolo è in essa illimitato. Le sue regole sono senz'altro le migliori per determinare chi può decidere, ma non bastano a legittimare qualsiasi decisione o non decisione. Neppure all'unanimità un popolo può decidere (o consentire che si decida) che un uomo muoia o sia privato senza colpa della sua libertà, che pensi o scriva o non pensi o non scriva in un dato modo, che non si riunisca o non si associ con altri, che sposi o non sposi una data persona o resti ad essa indissolubilmente legato, che abbia o non abbia figli, che faccia o non faccia il tale lavoro, o altre simili cose».

Luigi Ferrajoli, Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale, Laterza, Roma-Bari 1989, pag. 899.

sabato 31 ottobre 2009

Meteorismo provocato



Quant'è buono il minestrone con le verdure fresche dell'orto! Quant'è buona la cicoria tagliata, lavata, scottata, saltata con aglio e olio e peperoncino! Quanto sono buone le caldarroste (qui da me si chiamano le bruciate) unite a un buon bicchiere di giovane Chianti. Quant'è bello dipoi lasciarsi andare nell'aria libera tra boschi e castelli a piccoli peti pensando a Rutelli.

Imago Christi



Io penso che la Chiesa Cattolica abbia oggi, purtroppo, una grande occasione di riscatto, soprattutto le gerarchie vaticane che la formano e compongono, in primis il Papa, vescovo di Roma: fare del corpo di Stefano Cucchi una nuova imago Christi. È lui, suo malgrado, la nuova incarnazione di Cristo oggi; è la rappresentazione vera del Crocifisso, del cadavere esposto, della solitudine, della totale vittimizzazione, della folla scatenata contro uno. È lui che ci ricorda la Passione, la violenza, la barbarie di cui sono capaci gli uomini. Fare di Stefano lo Stefano (primo martire della Chiesa) reincarnato: esporre il suo corpo in San Pietro, onorarlo, santificarlo, mostrare lo scandalo. Santo subito, senza indugi (altro che madonne sparse in luoghi persi).
Nel corpo di Stefano si ritrovano tutte le vittime di ogni tempo e luogo: sia ricordato per questo, venga celebrato come nuova rivelazione delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo.

La Chiesa dovrebbe sentire quest'obbligo nei confronti dell'Italia, dell'Europa, del mondo intero: dato che si considera la vera erede del messaggio cristiano non può che fare questo. Lo faccia è avrà di nuovo senso il suo vuoto perpetuarsi nella storia. Ci sono tante occasioni per redimersi, per essere di nuovo fulminati sulla via di Damasco.
Non lo farà essendo troppo occupata a fermare pillole e a imporsi in biechi giochi di potere. Sappia che non c'è tempo da perdere.

venerdì 30 ottobre 2009

Io uccido

Hanno massacrato di botte un giovane in carcere e io non c'ero.
Hanno ucciso a freddo con una revolverata un uomo a Napoli e io non c'ero.
Io dov'ero?

Oggi un tepido sole pomeridiano ha dato forza ad alcune mosche che, approfittando della finestra aperta, sono entrate in casa. Erano mosche fastidiose che subito si sono posate sulla tovaglia alla ricerca di molliche pane o altri resti di cibo. Con la paletta facilmente le ho schiacciate; dipoi le ho prese con un piccolo pezzo di carta e le ho gettate nel fuoco della stufa per incenerirle.
Io ho ucciso, deliberatamente, degli esseri viventi.
Io penso che, nel momento stesso in cui quel piccolo pezzo di carta si è infiammato, tutto il senso della loro esistenza sia svanito nel nulla. Le povere mosche sono nate, avranno vissuto lo spazio di qualche giorno e io le ho uccise, ripeto, deliberatamente.
Uccidere è come spazzare le foglie e l'autunno ritorna.

giovedì 29 ottobre 2009

Come diosperi



Mi preparo a fare il baro,
a ingannare me stesso truccando le carte
facendomi perdere, andare sul verde
del prato bagnato di rugiada d'ottobre.
Sono bravo a giocarmi, a farmi rimbalzare come ciliegie
della slot-machine; ma compaio sempre da solo, non sbanco.
Qualcuno mi dica se sbaglio, se vado controcorrente;
mi dica se vivo da vivo o da deficiente,
obnubilato, obliterato, ottenebrato nella mente
dai richiami dello sfacelo occidentale.
Mi giro in vetrine, mi sbrino nei megafrigoriferi da ipermercato,
mi sforno, mi affetto, mi faccio due etti di me stesso.
Mi peso, m'impacco e mi presento svoltato alla tua tavola,
bambina, spero tu abbia appetito.
Son pronto, sono nelle tue mani: adesso addentami,
fammi entrare nella tua bocca
così finalmente parlerai di me.
Masticami lentamente, manducami,
fammi circolare nelle tue vene
quelle stesse tue di un tempo in cui mi abbeveravo
provocandoti dolci salassi.
Prova a dirmi se il mio ricordo è ancora buono
o se sa di benzene; in questo caso sputami,
fa' due passi tra il rosso del cinorrodo
e ricicla quel bene perso nel tempo.
Che qualcuno lo colga anche più tardi,
va bene lo stesso, come fosse un diospero maturo.

Dalle palle alla pelle



Vale anche per gli abbronzati?

mercoledì 28 ottobre 2009

Riflesso magiaro


A visitor looks at the painting "Lady with Ermine" by Italian Renaissance artist Leonardo da Vinci created around 1490 in the exhibition "From Botticelli to Titian: Masterpieces of Two Centuries of Italian Painting" which was opened in the Museum of Fine Arts in Budapest, Hungary, Tuesday, Oct. 27, 2009. Some 130 paintings by Renaissance artists borrowed from more than fifty museums of the world are displayed till Feb. 14, 2010 in the museum. AP Photo/MTI, Imre Foeldi.

Del pallido crepuscolo fiorentino
s'avverte la luminescenza:
sei tu, Aurora,
riflesso magiaro
che s'illumina
e m'indora.

martedì 27 ottobre 2009

Una semplice strategia



Splendido Diderot, via Giornalettismo

Una recensione ritrovata...

e pubblicata. Immaginazione e tecnica, su Giornalettismo.
Spero non sia un pippone. Buona lettura, se vi va.

lunedì 26 ottobre 2009

Anche in politica?

«Quando diciamo che i bugiardi sono sapienti e capaci, intendiamo dire che solo quelli che sanno e hanno competenza di una cosa, se vogliono, sono in grado di mentire, mentre gli ignoranti, non avendo alcuna competenza intorno alla cosa, non sono in grado di mentire. [...] Così ad esempio, in geometria, solo il geometra competente e capace sarebbe in grado di dire il vero e di mentire a proposito delle figure geometriche, non l'inesperto. [...] Allo stesso modo in astronomia, se mai c'è un mentitore, questi sarà il buon astronomo che, grazie alla sua competenza, è in grado anche di mentire, non l'ignorante che, a causa della sua ignoranza, ne sarebbe del tutto incapace».

Platone, Ippia minore, 366a-368a.

Stessa cosa anche in politica?

domenica 25 ottobre 2009

Uno scritto ritrovato



Quali sono le basi su cui si fonda l'esistenza umana?
Aria, acqua, terra.
L'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, la terra coi suoi “frutti” che ci nutre.
E com'è lo stato di queste tre componenti fondamentali del nostro esserci?
Pietoso. Pietà e sconforto e suprema compassione.
Di chi è la colpa, quale la causa di tutto ciò? Dell'uomo stesso, anzi: dell'essenza costitutiva dell'uomo, ossia la techne.
La tecnica ci fa stare nel mondo, fuori dal mondo. La tecnica ci porta (o sembra portarci) ad una condizione di voluta (compiuta?) indipendenza dai vincoli della natura e dell'ambiente. La tecnica crea l'illusione di una emancipazione dallo sfondo naturale nel quale siamo immersi, giacché essa, logorando le basi suddette, s'ingegna affinché l'uomo si affranchi (si liberi) da tali presupposti. La tecnica ci fa credere di poter vivere senza respirare, senza bere, senza mangiare; essa ricrea un mondo nel mondo, dove ci s'illude di esserne i padroni, mentre invece ci si prepara a una nuova schiavitù.
La tecnica dimentica che essa stessa è figlia della natura; e anche se essa ha di mira il suo continuo, incessante perfezionamento, questo non la rende autonoma, libera. Il guaio è che rende prigioniero l'uomo, suo dipendente.
La tecnica: suo obiettivo è di sbarazzarsi dell'uomo per dominare il mondo. L'uomo, mettendosi al servizio della tecnica, si rende suo schiavo. Dentro gli allevamenti intensivi di carne da macello ci finiremo presto noi. Tutto questo è natura.
La suddivisione elementare in mondo naturale e mondo artificiale è falsa in partenza. Non si sfugge alla logica di Spinoza: sub specie aeternitatis è sub specie necessitatis. Sotto questo cielo né si vince, né si perde: si partecipa. Ogni elemento, ogni frammento, è comprimario. Il disincanto pensante, o il rincoglionimento pervasivo sono le uniche, concrete armi amletiche che l'uomo ha a disposizione nel gioco della vita.
Tuttavia, ancora si respira, si beve, si mangia, si vota alle primarie.

Un'epistola ritrovata

Mi piacerebbe che qualcuno “trovasse” una lettera simile indirizzata a Veronica L.

Un approccio elitario


Ai miei amici blogger

«Ritengo che uno dei lati negativi più tipici e più ingenui del mio carattere sia che parto sempre dal presupposto che la gente è ragionevole. Forse questo è un approccio elitario, o forse è un atteggiamento condizionato dal bisogno di essere accettato dagli altri. In qualche modo sono portato a pensare che le persone, se solo avessero la possibilità di sedersi tranquillamente e concedersi il tempo di considerare la situazione obiettivamente per quella che è, diventerebbero ragionevoli. È sottinteso che vedere le cose in modo ragionevole vorrebbe dire vederle a modo mio».

Breyten Breytenbach, Le veritiere confessioni di un africano albino, Costa&Nolan, Genova, 1989.

sabato 24 ottobre 2009

Piovono tranny



Bravo Piergiorgio, proprio così. Il desiderio umano è insondabile, o sondabilissimo. Purtroppo ancora indossa i panni sporchi dell'ipocrisia. Non siamo liberi di desiderare perché incapaci di riconoscere che non siamo proprietari dei nostri desideri. I nostri desideri più o meno non esistono: sono i desideri dell'Altro quelli che ci comandano. E chi è l'Altro? Il modello-ostacolo, colui che agli occhi nascosti del nostro inconscio incarna l'Assoluta desiderabilità, la garanzia d'essere, il successo, il prestigio, la fottuta felicità con cui lo vedo rivestito e che non riesco a fare mia.
Cosa significhi andare a tranny non lo so: forse è una prova di ricongiunzione con se stessi; è una sfida, un brivido inconfessabile, un gesto di suprema trasgressione nei confronti di quel modello che ci ossessiona. Spero solo che il desiderio sessuale, quale esso sia, venga presto rubricato alla stessa stregua degli altri desideri umani: bere, mangiare, dormire, leggere, pensare, scopare... E che l'attenzione abbagliante verso i supposti scandali o debolezze venga da ognuno di noi rivolta verso quel modello che ci dice segretamente cosa desiderare al posto nostro e che ci priva di una qualsiasi parvenza di autenticità. È quello il nostro nemico, venga fuori a viso aperto, combatteremo come Don Chisciotte della Mancia combatté contro i mulini a vento. Vinceremo rovinosamente.

Vicende tremendamente diverse

Su Marrazzo la penso come Federica.

Cose 5.

ero alla Love-Parade, il 13 luglio, sulla 17 giugno, ai piedi, proprio, della Siegessaule,
presente (e quasi partecipante) al Mega-Party, in quel ballonzolante mucchio balordo
di Techno-Fans di quella Techno-Music (tra Chicago-House e Goa-Trance), quando ci apparve
il negro con due femmine:
stavo in giacca e cravatta, là con un'italiana (una giornalista
parlamentare perbene): e non volevano mica, quelli, essere lì da noi fotografati, anzi
fotografarci noi due, invece, insieme, così spaesati pateticamente (e così erotici, dunque,
tra i seicentocinquantamila (e passa), che si masturbavano in massa solitaria:
ergo,
si è fatta rubescente, quella Rita: io le ho messo una mano sulla spalla, smorfieggiando
il mio migliore sorriso: (tutto qui: la foto fu scattata, e gutenacht):

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

venerdì 23 ottobre 2009

L'insicurezza finale

«Oggi le porte sono spalancate per gli aspiranti letterati, per i dispensatori di parole stampate; tutti sono disponibili come spettatori, e in cambio vogliono recitare una piccola parte, ricevere un piccolo applauso: ma proprio ora, dietro il grande spettacolo, serpeggia la grande paura. Già preoccupante è la spensierata bonomia, la totale assenza di timore con cui i potenti guardano agli uomini della cultura: per questo concedono, con evidente disprezzo, la più sfrenata libertà alle loro esibizioni, nonostante che esse fingano di essere pericolose e incontrollabili. È il rovesciamento della posizione oscurantista: più si diffonde e si scatena la fabbrica delle parole, meno c'è da temere da lei. Ma la schiera sempre più folta di coloro che svolazzano attorno al miele della cultura è invece sgomenta, nell'oscuro presentimento che i suoi inganni verranno svelati, i suoi gusci saranno infranti, e che alla fine prenderà la parola un rappresentante dell'autorità: non sappiamo più che farcene di questi uomini dell'intelletto, se non come utili schiavi, brutalizzati e terrorizzati; è meglio per la società che costoro vadano in rovina. Questo è stato già detto, ma non da chi ha il potere di mettere in atto la minaccia.
Ogni espressione dell'intelletto oggi è debole e sa di esserlo. Si è incapaci di non reagire con violenza, quando la propria posizione è attaccata, anche lievemente. Per contro si è molto indulgenti verso le idee e le opere altrui, per poter essere a tempo debito risparmiati. È uno spirito corporativo, che mira a creare l'illusione della potenza, proprio perché la potenza non c'è, e tende a presentare come sommamente desiderabile l'appartenenza a questa comunità, mentre la verità è che ciascuno si sente abbandonato in un deserto di desolazione, avverte la propria sterilità e impotenza, intesse interpretazioni cavillose a danno delle gioie del mondo, e soprattutto ha il terrore di essere spazzato via da un momento all'altro».

Giorgio Colli, Dopo Nietzsche, Adelphi, Milano 1974

giovedì 22 ottobre 2009

Strofe pietroburghesi 3.



La natura è Roma, Roma rispecchia la natura.
Vediamo immagini del suo potere civile
nell'aria trasparente come in un circo azzurro,
nel foro dei campi, nel colonnato dei boschi.

La natura è Roma - e non è il caso, sembra,
di disturbare ancora gli dèi:
ci sono le viscere delle vittime per divinare le guerre,
schiavi per tacere, pietre per costruire.

[1914]

Osip Ėmil'evič Mandel'štam, Strofe pietroburghesi, trad. Serena Vitale, da Nadezda Mandel'štam, Le mie memorie, Garzanti, Milano 1972.

Strofe pietroburghesi 2.




Nella taverna la cricca dei ladroni
ha giocato a domino per tutta la notte.
La padrona ha servito la frittata,
i monaci hanno dato fondo al vino.

Sulla torre han scommesso le chimere:
chi è il mostro in mezzo a loro?
E al mattino un grigio banditore
chiamava ai chioschi la gente.

Nel mercato vagano i cani,
schiocca la chiave del cambiavalute.
Tutti son ladri dell'eternità,
ma è come la sabbia del mare:

continua a scivolare giù dal carro,
non basta nemmeno per un sacco di stuoie;
e insoddisfatto un monaco racconta
calunnie sulla locanda.

[1913]

Osip Ėmil'evič Mandel'štam, Strofe pietroburghesi, trad. Serena Vitale, da Nadezda Mandel'štam, Le mie memorie, Garzanti, Milano 1972.

Strofe pietroburghesi 1.


con profondo, ma rispettoso disaccordo

È avvelenato il pane, bevuto l'ultimo sorso d'aria.
Com'è difficile curare le ferite!
Giuseppe venduto in Egitto
non dovette soffrire nostalgia più forte!

Sotto il cielo stellato i beduini
a occhi chiusi, sul dorso del cavallo,
improvvisano libere ballate
sul loro giorno confuso.

Per trovare lo spunto basta poco.
Chi ha perso nella sabbia una faretra,
chi ha scambiato il cavallo. Degli eventi
lentamente si dissipa la nebbia.

A cantare davvero
e in pienezza di cuore, finalmente
tutto il resto scompare: non rimane
che spazio, stelle e voce.

Osip Ėmil'evič Mandel'štam, Strofe pietroburghesi, trad. Serena Vitale, da Nadezda Mandel'štam, Le mie memorie, Garzanti, Milano 1972.


mercoledì 21 ottobre 2009

Un vero posto fisso

Potere d'acquisto

«Mamma ho avuto il posto fisso!»
«Finalmente figliolo, compra il lesso
e, mi raccomando, fatti dare un osso
che il brodo viene meglio e cotto basso
che borbotti sul gas come me quando russo.

Era l'ora permettersi qualche lusso
e magari pure mettersi all'ingrasso
che siam secchi tanto che si sente l'osso
a toccarci il corpo sottomesso
dopo anni attaccati al chiodo fisso».

La Chiesa non può che...

«La Chiesa non può che essere reazionaria; la Chiesa non può che essere dalla parte del Potere; la Chiesa non può che accettare le regole autoritarie e formali della convivenza; la Chiesa non può che approvare le società gerarchiche in cui la classe dominante garantisca l'ordine; la Chiesa non può che detestare ogni forma di pensiero anche timidamente libero; la Chiesa non può che essere contraria a qualsiasi innovazione anti-repressiva (ciò non significa che non possa accettare forme, programmate dall'alto, di tolleranza: praticata, in realtà, da secoli, aideologicamente, secondo i dettami di una “Carità” dissociata - ripeto, aideologicamente - dalla Fede); la Chiesa non può che agire completamente al di fuori dell'insegnamento del Vangelo; la Chiesa non può che prendere decisioni pratiche riferendosi solo formalmente al nome di Dio, qualche volta magari dimenticandosi di farlo; la Chiesa non può che imporre verbalmente la speranza, perché la sua esperienza dei fatti umani le impedisce di nutrire alcuna specie di speranza»...

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975 (da «La Chiesa, i peni e le vagine», Il tempo, 1° marzo 1974.

Per fortuna, nonostante altri temi scottanti d'attualità, Malvino ce lo ricorda

martedì 20 ottobre 2009

La caduta


*

Rileggere ogni tanto questo mito fondatore è un rilassante esercizio allegorico.
Soprattutto dopo che le ultime mele del pomario prospiciente casa mia sono state colte. Per una mela tutto quel casino. Che Dio irascibile. Come diceva Benigni: «Dio bono! un t'incazzare, e te le pago!». Devo aggiungere che, se Qualcuno stamani mi avesse chiesto: «Dove sei?» non avrei certo avuto paura di essermi presentato nudo dal freddo che faceva.
Infine, se invece di lanciarsi in inutili maledizioni Yahweh avesse pronunciato queste parole sarebbe stato più simpatico.

Godi se il vento ch'entra nel pomario
vi rimena l'ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall'erto muro.
Se procedi t'imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato, - ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine...¹


¹In limine
. E. Montale, Ossi di seppia.

Cose 4.

aggiungo, adesso, che più tardi, a terra, senza autorizzazione preventiva, con tatto
e con contatto, ho intrattenuto, astuto, un dialoghetto ossuto, sbrigativo ma dolce,
senza sblocco né sbocco (e prescindendo dalla verde bocca, e prescindendo dalla gonna
verde), con un arto inferiore, il sinistro, di una sehr kleine Hexe, scampata in fretta
alla sua Teufels Küche:
(ma mi è scappata, poi, tra le quinte, struccata, con il migliore
pseudomacho, tra i suoi puppenstudenti, gonfiati ad arte nei loro calzoni, da autentica
omotaverna lipsiana):
(e così, a notte alta, sono qui, dentro il mio caldo nido
in Lützowplatz, che mi massaggio, saggio, con la rabbia, il mio penoso piede cavallino):

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

lunedì 19 ottobre 2009

Das Ding an sich

La segretaria: « Herr Doktor, c'è una Ding an sich in sala d'attesa».

L'urologo: «Un'altra Ding an sich! Se oggi ne vedo solo un'altra mi metto a urlare! Chi è?»

La segretaria: «Come faccio a saperlo?»

L'urologo: «Me la descriva».

La segretaria: «Ma sta scherzando?».

T. Cathcart, D. Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, Milano 2007

Cose 3.

io sono, nel mio complesso, un corretto signore complessato: (anche se poi, sovente,
in certi casi, sono corretto come un caffè, con qualche spruzzo, così, di alcunché):
(sono analogo, allora, a un irish coffee, esattamente, spiritoso e cremoso): (sono,
allora, persino, finalmente, policorretto politicamente): (il che è certo un eccesso,
ma qui eccedo):
e alla Brigitte (o giù di lì, direi), che mi affiancava nel mio folle volo,
un'angelina, me 9C, al 9A, berlinesina in tulle e in taffetà, con quattro cuoricini,
agli orecchini argentini, e con due gambe bionde, ignude tanto, ero sul punto, quasi,
di inoltrarle, cerimoniosissimamente, reverente richiesta di licenza di molestarla,
sessualmente, un poco:
ma era molto attirata dall'oblò, lassù, tra cirri, cirrostrati
e cirrocumuli, nembosa e sfilacciata, acido e acerbo micromanichino:

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

domenica 18 ottobre 2009

Una domanda a Brachino


Mia mamma legge La Repubblica, L'Unità e fa colazione coi Gran Turchese. Però non lavora nella magistratura, è una semplice pensionata. Mi devo preoccupare lo stesso?

Luca 8, 16-18

«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere».

Cose 2.

siamo una doppia coppia, all'asso di cuori:
così dice (e si diceva) e dico:
in prima istanza, siamo due ricami: ti sfioro, azzurro, appena, con la destra:
(la sinistra, sull'anca, mi fa un'ansa): non ho una testa, ma un preservativo, a tronco
di cono, che è come un pesce plissettato e rugoso: (e ho una flanella da vegliardo): e tu
sei nera nera, voluttuosa, la coscia rigonfiata, ridondante, lavorata di bianco, con minimi
piedini incrocicchiati, a punto croce:
nella seconda stazione, io ti vedo, invece,
che ti reclini il capo (che è nuvoloso, che ti sta tra le nuvole, nuvoletta mia dolce,
cielo mio): (sono la sagoma tua, sagoma mia): ci stanno, dentro, due tavoloni sgomberati,
in noi: ci è stata fatta una piazza pulita:
siamo clessidre, con la sabbia in fondo:

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

sabato 17 ottobre 2009

Voglio essere elogiato

«Se ognuno di noi confessasse il suo desiderio più segreto, quello che ispira tutti i suoi progetti e tutte le sue azioni, direbbe: “Voglio essere elogiato”. Nessuno però vi si lascerà indurre, giacché è meno disonorevole commettere un abominio che proclamare una debolezza così miserevole e umiliante, nata da un sentimento di solitudine e di insicurezza del quale soffrono, con uguale intensità, i reietti e i fortunati. Nessuno è sicuro di ciò che è, né di ciò che fa. Per quanto convinti dei nostri meriti, siamo rosi dall'inquietudine e, per vincerla, non chiediamo che di essere ingannati, di ricevere approvazione ovunque e da chiunque. Un buon osservatore scopre sempre una sfumatura di supplica nello sguardo di chi abbia portato a termine un'impresa o un'opera, o semplicemente si dedichi a un genere qualsiasi di attività. La malattia è universale; se Dio ne sembra indenne, è perché, ultimata la creazione, non poteva aspettarsi lodi, per mancanza di testimoni. È vero però che se le è tributate da sé, e alla fine di ogni giornata!».

E.M. Cioran, La caduta nel tempo, Adelphi, Milano 1995

Suggerimento assurdo per Repubblica e altre testate giornalistiche antiberlusconiane: perché non provate profondervi in elogi sperticati dell'uomo in questione cominciando a lisciargli il pelo (rifatto) ancor più e meglio di quanto facciano un Bel[?]pietro o un Capezzone? A mio avviso tale condotta provocherebbe, in breve tempo, effetti devastanti.

Trombare oggi

Proposta allo Stato Vaticano: adotta anche tu un liceo pubblico americano.

venerdì 16 ottobre 2009

Cose 1.

il meno peggio ragnettino, qui, praticantesi un rude rinopiercing, mi hanno ammonito
d'urgenza, era piuttosto saffico: (una cosa sottile, scura: congiunta, pare, a un'acre
e molto asprigna indonesiana piatta):
non è il caso di ridere, così (anche se ridono
i remoti semiti medesimi), se hanno singolarmente scaricato, dentro la singola 69,
il mio singolo me:
ho assunto un brodetto di tartaruga, adesso, qui all'Alexander,
in memoria di Popa: ho pianto i giorni delle crude aringhe, che masticammo lentamente
insieme, in questo porto, da queste parti:
(ma il paesaggio è in biodegradabile degrado:
sono più cupe le strade, più frigide e fragili: questo però è pure il mondo, e mi piace,
che è un dappertutto ormai dovunque, in cui ti manifesti e ti comunichi, quando un po'
tu ci ri riesci, con afrogesti e anglogemiti):
succhiami in blocco, mia tarantola eterna:

Edoardo Sanguineti, Cose, Pironti, Napoli 1999

giovedì 15 ottobre 2009

Tempi ritrovati

Stasera mi sento perso, poco propenso a calmarmi con frasi, calembour, mirabili immagini. Trepido, mi sento come l'Italia in balia della maggioranza degli italiani, in particolare in balia dell'italiano medio basso che guida la presidenza del consiglio dei ministri. Ho letto l'articolo di Gustavo Zagrebelsky, La democrazia deligittimata: stupendo, ma non servirà a nulla, anche perché il finale, seppur auspicabile, è un po' deludente. Ma non voglio parlare di questo. Voglio parlare invece di come l'individuo, a volte, si senta accerchiato e non veda vie di scampo. Di più: di come il cerchio velocemente si stringa e lo soffochi se, rapido, non trova un pertugio, una via d'uscita minima. Io la trovo spesso qui, ma non ora, non stasera.

Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.

E l'inferno è certo.




La partitura montaliana è per me una calda compressa confortante. Un occhio mi si chiude e vaga nei dintorni del lago artificiale che vide un tempo recitati questi versi a voce alta nella solitudine, tra gracidii di rane e ginestre. Lo so, il tempo non esiste se non nella nostra immaginazione. Il tempo è una scusa per ricordare che si è stati felici, un tempo. Ai tempi di Craxi imperante

Craxi a Calcutta
rutta rutta
un pranzo biascicato
al ritmo dello Stato.
Craxi a San Patrignano
applausi a spellamano
dalla platea dei cuccioli
del rigido, ma giusto, Muccioli.

Riecco la memoria riportarmi questi versi scritti senza uditorio: ora lo trovano, ma non trovano più il diretto interlocutore. Povero Craxi: quanto sarebbe stato meglio ragionare oggi con lui invece che col suo protetto. E mi chiedo, forse impropriamente ma non importa: se avesse previsto quello ch'è successo l'avrebbe potretto fino in fondo? L'avrebbe salvato dall'oscurità? Ma non dovevo parlare di lui, il rompicazzi, il tritapalle, il buono e giusto: “è veramente cosa buona e giusta” mi pare si dica in un passo della messa - ma non ricordo: quant'è che non vado a una messa? Ho smesso la messa da quando mi sono accorto che volevo replicare all'officiante: più facile interrompere Berlusconi che un prete all'altare. Allora uscii, non mi segnai, non presi l'acqua santa, presi aria. Vidi il mondo fuori ch'esisteva lo stesso e che non potevo restare lì a chiedere scusa di che? Di vivere? Tre seghe padre, quattro paternostri figliolo. Affare fatto. Cin cin. Le ragazze cin cin. Meno male che ai tempi delle mie seghe (ammesso e non concesso che siano finiti) non c'erano i mezzi e le possibilità che ci sono oggi, altrimenti sarei diventato cieco davvero. Le ore si dividevano in quattro cinque amici, e l'ultimo doveva scortecciare le pagine per vedere le meglio fighe. Che tempi. Erano tempi, come cantava Vecchioni. Ma stasera basta. S'è fatto tardi, un po' di strada l'ho ritrovata.

Un'annata da God



Risalendo i magnifici vigneti del Marchese Frescobaldi si scorge questa opportuna cartellonistica propiziatoria.

Il senso del grottesco

«Così, tra ejaculatio precox e priapismo la storia universale gioca il suo gioco grottesco».

Gottfried Benn, Pietra, verso, flauto, Adelphi, Milano 1990

mercoledì 14 ottobre 2009

L'effigie degli dèi

«Cosa intendevano gli Ebrei per “Facciamo l'uomo a nostra immagine”? Quello che intendeva tutta l'antichità:

Finxit in effigiem moderantum cuncta deorum. Ovidio, Metamorfosi I, 83
[Lo formò a effigie degli dèi che tutto governano]

Non si fanno immagini se non di corpi. Nessuna nazione immaginò un Dio senza corpo, ed è impossibile rappresentarselo altrimenti. Si può ben dire: “Dio non è nulla di tutto ciò che noi conosciamo”; ma non si può avere nessuna idea di quello che egli è. Gli Ebrei credettero sempre Dio corporeo, come tutti gli altri popoli. Anche tutti i primi padri della Chiesa credettero Dio corporeo, finché non ebbero adottato le idee di Platone».

Voltaire, Dizionario filosofico, Einaudi, Torino 1969.

La baronessa rossa

Da non perdere perGod.

martedì 13 ottobre 2009

Dialogo con il terribile partner

«Calmarmi è forse la ragione fondamentale per cui tengo un diario. Si stenta a credere quanto la frase scritta calmi e domi l'uomo. La frase è sempre un Altro¹ rispetto a colui che la scrive. Gli sta dinanzi come qualcosa di estraneo, una subitanea, solida muraglia, di là dalla quale non si può saltare. Si potrebbe forse aggirarla; ma prima ancora che si sia giunti dall'altra parte, ecco sorgere ad angolo acuto con essa una nuova muraglia, una nuova frase, non meno estranea, non meno solida e alta, che essa pure alletta affinché la si aggiri. Gradualmente viene componendosi un labirinto, in cui chi l'ha costruito si orienta a stento. Girando e rigirando, egli si calma».

¹ Ein anderes: letteralmente “un qualcosa di diverso” [N.d.T.]

Elias Canetti, Potere e sopravvivenza, (trad. Furio Jesi), Adelphi, Milano 1974 (pag. 55-6)

La scrittura blogghistica come una “composizione di labirinto” per perdere e ritrovare se stessi.

lunedì 12 ottobre 2009

La saggezza è nel bosco

Potevo redimere la questione:
non ci sono riuscito, ho messo da parte
rancore, ho ingoiato una maledizione,
ho dormito.
La mia arte di non contendere
si faceva più fina, ma ero solo.
Tu mi dicevi: «Caro, stamattina
prima di svegliarmi ti ho sognato
che con una mano mi tenevi il gomito:
sono venuta». È un sogno, la mia
una spinta di ferrovia e non so
se finisco di crederci ai tuoi sogni
inopportuni come una goccia di limone
sul mio dito ferito sul filo spinato
che ho scavalcato nel sogno
per fuggire la prigione del nostro
amore. Ma no, la prigione è fuori,
è il mostro scamiciato che troneggia
su palchi video piedistalli e scorte
scoraggianti proteggenti: tu ci fai caso
a loro? Io guardo loro che guardano,
io non guardo mai Lui, guardo
i sorveglianti protettori e penso
che tornino a casa forse di rado.
Portami via da questa acidità,
da questo ghiaccio che si scioglie
e rende freddo il mio cammino. Io
non sarò mai contento di me stesso:
io non riuscirò mai a confessare le mie colpe
le mie assenze, le mie pavidità. Io ho smesso
di mordere il reale: lo subisco, anche se
cerco di schivarlo con un abbraccio
che ti serra, che ti ruba quel poco
di calore che il corpo emana.
Non son colui che credi
non siamo coloro che credevamo.
Sono sceso dalle mie fedi,
le ho perse per strada, qualcuno
le raccolga: mi riporti indietro le illusioni,
i sogni minimi, la preghiera per l'indomani,
un padre, un angelo, una luce,
un'avvocata nostra che mi renda
gli occhi che guardai e in cui
credetti di vedere altrove.
Fuori non piove più, il fuoco
è acceso. C'è tanta legna da raccogliere
e bruciare. Io amo il carpino,
l'acacia, il cerro e il faggio.
La saggezza è fuori nel bosco.

Autunno

Col suo pugnale di foglie morte l'autunno ti trafigge
per quale torto? quale ira? dopo quanto rincorrerti?
il colpo dal basso in alto è sgarro da cui non si sfugge
irrompe un fruscio sommerso un transito di giorni persi
intinti nel mormorio durante una estate sleale

Inizio una trafila sottratta ad ogni dilazione
capriccio di un calendario destinato al suo precipizio
hai avuto in dispregio di volta in volta le buone stagioni
strappandone a viva forza le felicità rannicchiate
ora il giorno può appannarsi la slealtà ti ha messo le ali.

Toti Scialoja, Le costellazioni (esametri 1993-1996) in Poesie, Garzanti, Milano 2002

Per una volta...

... sono d'accordo con il Ministro Carfagna.

domenica 11 ottobre 2009

Persecuzioni

E Iob parla e dice

Fino a quando mi darete dolore
Tormentandomi con le parole?
Mi avete offeso ripetutamente
Mi frastornate senza pudore
Fosse anche vero che ho peccato
Sarebbe cosa mia il mio peccato
Ma voi che m'insultate
Rinfacciandomi la mia vergogna
Sappiate
È Dio che pecca contro di me
E mi soffoca nella sua rete
VIOLENZA io grido
E nessuno risponde
Io imploro una giustizia che non c'è
La sua mano mi sbarra la strada
Perché non passi
Fa nei miei vicoli il buio
Di ogni mia gloria mi ha spogliato
Dalla testa mi ha tolto la corona
Pezzo per pezzo mi demolisce io muoio
La mia speranza come un albero
Ha sradicato
Contro di me si è acceso il suo furore
Mi tratta come suo nemico
Le sue falangi mi piombano addosso
Lungo linee fissate per colpirmi
E bivaccano intorno alla mia tenda
I fratelli mi ha allontanato
Dai congiunti mi ha separato
I miei amici mi hanno lasciato
I miei cari dimenticato
Per gli ospiti della mia casa
Per le mie serve un ignoto sono
Ai loro occhi diventato
Straniero
Grido al mio servo la mia bocca lo implora
Ma non risponde
Il mio fiato ripugna alla mia donna
Il mio fetore ai figlio del mio ventre
Anche i bambini mi schifano
Se cerco tirarmi su
Mi gettano contro le loro parole
La gente mia più fidata mi aborre
I più amati da me li ho contro
Nella mia pelle la carne marcisce
Carne e ossa li tengo coi denti
O miei amici pietà di me
Colpito dalla mano di Eloàh
Perché mi date anche voi la caccia
Come Dio?
Della mia carne non siete pieni ancora?
Vorrei fossero scritte le mie parole
Incise nel bronzo le vorrei
Con un bulino di ferro nel piombo
E nella pietra per sempre scolpite
Chi mi difende è forte io so
E l'Ultimo oltre la polvere sta
E dietro la mia pelle strappata
Vedo con la mia carne Dio
E proprio io lo vedo
I miei occhi lo vedono e altri no
I reni mi si squagliano nel ventre
Quando voi dite che mi perseguitate
Perché in me è la radice del mio male
Guardatevi dalla faccia della spada
Perché chi vendica le colpe ha una spada
Saprete che c'è Shaddai

Il Libro di Giobbe, a cura di Guido Ceronetti, Adelphi, Milano, 1972

Può anche Berlusconi parlar così di sé?

Un consiglio al Presidente del consiglio

So che l'uomo appare, a tutta prova, irredimibile. Tuttavia, il mio innato ottimismo mi porta, per l'ennesima volta, ad offrire un suggerimento all'incorreggibile Presidente del Consiglio dei Ministri.

«Tra Socrate e il magistrato che gli fece bere la cicuta, quale dei due è oggi disonorato?» (Diderot)

E ancora: tra Gesù e Caifa chi dei due è oggi venerato? E via discorrendo.
Quindi, si faccia giudicare tranquillamente, che, qual che sia l'esito, la Storia (talvolta) restituisce onore ai veri perseguitati.
Già, la Storia. Purtroppo, per un uomo proiettato interamente nel presente, la Storia è un malinteso.

Andare a sputtana

Se un mezzano
mi porta una puttana.
e la puttana viene,
io pago il mezzano
e pago anche la puttana.
Poi la puttana mi sputtana.
Indi un tribunale mi sputtana
la Mondadori e la Consulta
mi sputtana il lodo Alfano.
Porca puttana.
Infine la stampa estera,
sputtana me, la democrazia
e il nostro paese
.
È una raffica di sputtanamenti
di cui assolutamente
non sono responsabile.

sabato 10 ottobre 2009

La morale dominante 2

«Il legislatore, che oggi così sprovvedutamente pasticcia intorno alla vita sessuale, potrebbe rendersi utile se mettesse in mezzo al libero campo del piacere lo spaventapasseri dei paragrafi, ma solo per proteggere tre beni: la salute, la libertà del volere e la minore età. Che il procuratore generale faccia catturare come cane rabbioso l'individuo che continua la propria attività venerea sapendo di avere una malattia venerea, che egli perseguisca l'uso della violenza e l'abuso dei bambini. Ma non tocchi quello che fanno tra loro persone dotate di volontà e maggiorenni. La moralità individuale non può mai essere un bene giuridico, al massimo lo può essere la pubblica decenza. Ciò che accade entro quattro pareti non può suscitare scandalo, e il potere dello Stato non è tenuto a mettersi davanti al buco della chiave. È sempre come se lo si dicesse per la prima volta: l'indiscrezione di una giustizia che vorrebbe regolamentare il commercio dei sessi ha sempre prodotto la peggiore immoralità; l'incriminazione dell'istinto sessuale è un incoraggiamento statale al delitto. Il delatore e il ricattatore sono gli alleati del giurista che perseguita il costume».

Karl Kraus, Die Kinderfreunde (Gli amici dei bambini), in Morale e criminalità, Rizzoli, Milano 1976.


A un anno e un mese dopo la legge Carfagna.

La morale dominante

«Il nesso tra morale corrente e criminalità non si può risolvere se non trasformando la rivolta morale in rivolta politica e creando le basi di una democrazia effettiva, poiché non si può sceverare nello Stato la funzione repressiva utile da quella dannosa, entrambe essendo connaturate alla sua essenza di classe. Solo quando gli uomini determineranno da sé le proprie condizioni di vita e quindi metteranno le museruole ai cani, se del caso, senza bisogno di coercizione statale, spariranno giudici e delatori di reati di costume. La sfera privata servirà da pietra dello scandalo finché la sfera pubblica non sarà essa stessa autoregolata e il piccolo borghese non avrà bisogno di consolarsi delle frustrazioni quotidiane scoperchiando con occhio ingordo le case altrui [...] È nella sfera dell'autoconsapevolezza borghese, con tutti i suoi limiti, che va ancora cercata la denuncia della morale corrente come fonte di criminalità.
La maggior vittima di questa morale è la donna».

Cesare Cases, Introduzione a Karl Kraus, Morale e criminalità, Rizzoli, Milano 1976.

venerdì 9 ottobre 2009

Differenti escort



Ai miei amici linkati


«Bel tempo o brutto che sia, è mia abitudine andare a passeggio, verso le cinque di sera, al Palais-Royal. Sono io quell'uomo che si vede sempre solo, seduto a fantasticare sulla panchina d'Argenson. Converso con me stesso di politica, d'amore, d'arte o di filosofia. Sbriglio la mente a tutti i libertinaggi. La lascio padrona di seguire la prima idea savia o pazza che si presenta, come, nella Allée de Foix, si vedono i nostri giovani dissoluti tallonare una cortigiana dall'aria sventata, il viso ridente, l'occhio vivace, il nasetto all'insù, e poi abbandonarla per un'altra, attaccandole tutte e non attaccandosi a nessuna. Le mie puttane sono i miei pensieri».

Denis Diderot, Il nipote di Rameau, Garzanti, Milano 1974

Se invece di essersi affidato a lenoni pugliesi il Presidente del Consiglio dei Ministri, primus inter pares, si fosse affidato a quei procacciatori di pensieri che sono i blogger, non si sarebbe impantanato in scandali di malaffare e avrebbe certamente reso un migliore servigio alla nazione. Avrebbe trombato poco? Forse, ma avrebbe trombato meglio, perlomeno col pensiero.

Nobel d'argento

Nobel per la pace al Presidente americano Barack Obama.
Delusione da parte del candidato Berlusconi che, appresa la notizia, dichiara:
«Shit jag blev tvåa!»¹

¹trad. dallo svedese di google: «Merda, sono arrivato secondo!»

giovedì 8 ottobre 2009

Un sogno vale un altro

Fiat, Massaro: «Sogno di ridurre jeep in città italiane».

La dedizione ideologica della massa

«Molto si discorre, e non senza ragione, della tecnica del dominio delle masse. Ma bisogna guardarsi dall'idea che i demagoghi che ne usano sorgano ai margini della società, e poi quasi per caso o mercè l'impiego abusivo di strumenti tecnici ottengano un potere sugli altri uomini, per il resto pacifici e giusti - e siano insomma dei briganti, che assaltano sulla strada maestra la diligenza del progresso. In realtà questi demagoghi non corrispondono mai alla figura del “tamburino isolato” che vorrebbero assumere, e neppure sono semplici folli o psicopatici riusciti a penetrare nel recinto della società normale - ma esponenti di forze e interessi sociali più potenti, che riescono a prevalere contro le masse con l'aiuto delle masse. Il successo o insuccesso del demagogo non dipende dalla sola tecnica del dominio della massa, ma dalle possibilità e capacità che esso ha di integrare le masse agli scopi dei più forti. Sempre, poi, i demagoghi seminano su un terreno già arato, ed è per questo che non esistono metodi assolutamente sicuri per la seduzione di massa: il metodo varia con la disponibilità alla seduzione. Si sente spesso affermare che i moderni mezzi di comunicazione di massa [...] offrono a chiunque ne disponga la sicura possibilità di pervenire al dominio delle masse mediante manipolazioni tecniche: ma non sono i mezzi di comunicazione di per sé il pericolo sociale, e il loro conformismo non fa che riprodurre e amplificare le preesistente disponibilità alla dedizione ideologica, che trova poi il suo oggetto nell'ideologia presentata dai mezzi di comunicazione di massa alle vittime, consapevoli o inconsce [...]
La massa è un prodotto sociale - non un'invariante naturale; un amalgama ottenuto sfruttando razionalmente fattori psicologici irrazionali - non una comunità posta in originaria prossimità dell'individuo. Essa dà agli individui un illusorio senso di prossimità e unione: ma proprio questa illusione presuppone l'atomizzazione, alienazione e impotenza dei singoli».

Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, Lezioni di sociologia, a cura di Max Horkheimar e Theodor W. Adorno, Einaudi, Torino 1966 (pag. 95-96).

mercoledì 7 ottobre 2009

In galera


E se tali persone avessero inteso questa di “galera”, che bisogno c'era di portarli forzatamente al commissariato per denunciarli?
Bisogna girare armati di dizionario, finanche il demauro per cellulari.

P.S.
A Bracardi cos'hanno dato? L'ergastolo?

Riguardo al Demauro: vergogna davvero. Professor Tullio, ci dia una spiegazione.

martedì 6 ottobre 2009

La strada

Assorto, le mani dietro la schiena,
cammino sulla ferrovia,
la strada più diritta
possibile.

Alle mie spalle, a gran velocità,
viene un treno
che non sa nulla di me.

Questo treno - Zenone il vecchio mi è
testimone -
non mi raggiungerà mai,
perché io avrò sempre un vantaggio
sulle cose che non pensano.

Ma anche se, brutalmente,
mi travolgerà,
si troverà sempre un uomo
che gli cammini davanti
pieno di pensieri,
con le mani dietro la schiena.

Come me ora
davanti al mostro nero
che si avvicina a velocità spaventosa
e che non mi raggiungerà
mai.

Marin Sorescu, Nuovi poeti romeni, a cura di M. Cugno e M. Mincu, Vallecchi, Firenze 1986.

Lo D'Addorio (-mn)

Siccome da parte berlusconiana è ritornato attivo il mantra del grande perseguitato dagli oscuri e forti poteri eversivi sinistri giudicantigiudicigiudaici cazzocomunisti filosalomonici radicalscicche che vogliono scalzarlo dal potere esecutivo di cui è, vox populi vox dei, legittimo titolare, allora anche io voglio crearmi il mio piccolo refrain da intonare qualora m'imbattessi malauguratamente negli audaci sostenitori di Berlusconi mandando a mente questa voce wikipediana sul Lodo Mondadori.

Capisco coloro (e sono tanti) che hanno convenienza a sostenere e ripetere il ritornello privo di fondamento di Berlusconi. Capisco poi la percentuale fisiologica di persone (e sono tantissimi) che lasciano da parte la ragione per un amore viscerale o fiducia incondizionata verso il PresConsMin. Quello che non capisco, però, è come una sentenza, che riguarda una vicenda finanziaria, comprovante azioni dimostratesi illecite per acquisire il più grande gruppo editoriale italiano, possa essere vista da normali persone di buon senso di destra di sinistra di centro di nulla, come un'azione eversiva che voglia scalzare dal governo Berlusconi (ma quanti sono questi?)
C'è da pagare una multa: la si paga, non la si paga, o si aspetta l'amnistia.
Cioè: se gli euro fossero 75 invece di 750 milioni ci sarebbe tutta questa indignazione da parte sua? In fondo i giudici, a me pare, son stati anche fin troppo buoni: mica gli hanno chiesto di dover cedere la Mondadori!

lunedì 5 ottobre 2009

La vita va avanti



«Io vado avanti», grida Berlusconi, come la vita.

«La vita va avanti! La fita fa afanti!»
gridavan di naso novanta elefanti
o meglio sessanta, di cui trenta affranti,
tra anziani ed infanti non erano venti,
un sol pachiderma barriva tra i denti,
nessuno fiatava: da sempre era immerso
nel pieno silenzio l'immenso deserto.

Toti Scialoja, La mela di Amleto, Garzanti, Milano 1984

Bruttata per sempre

«Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva [per quel che concerne l'imposizione di particolari modelli da imitare] come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto al trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre...».

Pier Paolo Pasolini, Scritti Corsari, Garzanti, Milano 1975

domenica 4 ottobre 2009

Pro-vocazioni

Leggendo questo interessante post di Fabristol, ho pensato: ma perché parte, anche minima, di quell'85% di giovani uomini del sud non sceglie di diventare sacerdote, invece di militare? C'è troppo da studiare? C'è troppo da fingere? Paura del voto di... ehm... castità? Che cosa, insomma, spinge queste persone a preferire le caserme al seminario prima, alla canonica poi?

«Fu chiesto un giorno a un tale, se esistessero dei veri atei. Credete, fu la risposta, che esistano dei veri cristiani?», Diderot, Pensée philosophiques, aforisma XVI

Autunno in Italia



Io credo che siamo un popolo vegetale.

Donde se no la calma

Con cui aspettiamo la sfogliatura?

Ana Blandiana, Credo, poesia tratta da Nuovi poeti romeni, Vallecchi, Firenze 1986

Servi pubblici

Ciò che scrivono Federica e Feliciano conferma i miei sospetti: un “giornalista” così o ci è o ci fa (dalle mie parti, in senso generalizzato, si direbbe: “o l'è strullo o fa da strullo”). Bene: se Minzolini “è” così, anche se è ingiustificabile diriga il tg1, c'è poco da fare: la logica politica berlusconiana vuole circondarsi di servi ed yesmen e Minzolini ricopre tale ruolo alla perfezione data la sua notevole vocazione fideistica¹; se invece Minzolini non è così e, sotto sotto, non crede in quello che dice e che fa, allora come Federica che si chiede come faccia a guardarsi allo specchio, io mi chiedo quanto pelo sullo stomaco possa avere; e altresì quanta poca considerazione della sua dignità “professionale” abbia; e, soprattutto, come possa giustificare moralmente la sua condotta nei confronti di chi non la pensa come lui, considerata la sua posizione di direttore del principale telegiornale del servizio pubblico (se questo aggettivo ha ancora un senso).

¹Ogni riferimento al direttore del tg4 è puramente causale.

sabato 3 ottobre 2009

I taluni

Io sono un taluno, della corrente “silenzio”.

Despair

«Parlavi dell'Italia, vecchio mio. Vuota il sacco. L'argomento mi piace»¹.

«Il Fondo Monetario Internazionale non ha una specifica opinione al riguardo. Quello che penso io come ex politico ed ex regolatore è che più gli interventi sono frequenti e meno sono efficaci. Se uno ricorre a tali misure lo deve fare solo in circostanze eccezionali. Le amnistie fiscali vanno adottate solo per disperazione»².

«Oh, piantala [Marek]... hai capito benissimo dove vado a parare. Prestami [25 milioni di euro] e pregherò per la tua anima in tutte le chiese di Firenze»¹.



¹ Vladimir Nabokov, Disperazione, Adelphi, Milano 2006 (pag. 144-5)
² Marek Belka, capo del dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale.

venerdì 2 ottobre 2009

Fondamentali



«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza - è dunque il motto dell'illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall'eterodirezione (naturaliter maiorennes), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l'intera vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. È tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me questa noiosa occupazione.
A far si che la stragrande maggioranza degli uomini (e con essi tutto il bel sesso) ritenga il passaggio allo stato di maggiorità, oltreché difficile, anche molto pericoloso, provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l'alta sorveglianza sopra costoro. Dopo averli in un primo tempo instupiditi come fossero animali domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere un passo fuori dei girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo tempo mostrano ad esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare da sole. Ora questo pericolo non è poi così grande come loro si fa credere, poiché a prezzo di qualche caduta essi alla fine imparerebbero a camminare: ma un esempio di questo genere rende comunque paurosi e di solito distoglie la gente da ogni ulteriore tentativo. È dunque difficile per ogni singolo uomo districarsi dalla minorità che per lui è diventata pressoché una seconda natura. È giunto perfino ad amarla, e attualmente è davvero incapace di servirsi del suo proprio intelletto, non essendogli mai stato consentito di metterlo alla prova».

Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos'e' l'Illuminismo?

giovedì 1 ottobre 2009

Mezzo italiano

Com'è difficile essere italiani, quasi impossibile. L'essere italiano non trova corrispondenza con il concetto di cittadinanza, di riconoscimento unitario: o si è italiani a metà o italiani e mezzo¹. L'italiano è un soggetto completamente lacerato, diviso, separato, sdoppiato. Pagani e cristiani, guelfi e ghibellini, monarchici e repubblicani, fascisti e antifascisti, comunisti e anticomunisti, clericali e anticlericali, berlusconiani e antiberlusconiani, bianchi e neri, ecc. Noi viviamo da sempre in una sorta di guerra civile, per fortuna oggigiorno depotenziata, vale a dire sgravata, nella maggioranza dei casi, della sua belluinità.
Io mi rendo perfettamente conto che non riuscirò mai a trovare una sintesi, uno straccio di accordo con uno che ha la faccia e la loquela di Belpietro (ed è solo un esempio). Io sono destinato a rimanere un mezzo italiano.
Ma chi sarà mai stato o sarà l'italiano e mezzo, ossia colui che ha superato o supererà tale contraddizione dando l'illusione di unitarietà (nella schizofrenia)?

¹«L'aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo». Karl Kraus, Detti e contraddetti, Adelphi, Milano.

Squali a branchi tra i banchi

Se lo squalo va alla scuola
c'è un maestro che si sgola

Toti Scialoja, Versi del senso perso, Einaudi, Torino.

mercoledì 30 settembre 2009

Conversione

«Abe e il suo amico Sol stanno passeggiando, quando passano davanti a una chiesa cattolica. Sulla porta della chiesa c'è un cartello con la scritta: “Mille dollari a chiunque si converta”. Sol decide di entrare a vedere di cosa si tratta. Abe resta fuori ad aspettarlo. Passano le ore. Finalmente, Sol riappare.
Allora?” chiede Abe. “Cos'è successo?
Mi sono convertito” risponde Sol.
Sul serio?” dice Abe. “Hai preso i mille dollari?
E Sol: “Ma voi sapete pensare solo a quello?”.»

T. Cathcart e D Klein, Platone e l'orintorinco, Rizzoli, Milano 2007

martedì 29 settembre 2009

Autoanalisi pubblica 2

... Càpita di avere un incidente d'auto. Càpita di avere la colpa, di aver commesso una sciocchezza, di non esser padrone del mezzo, di non esser padrone di se stesso. Càpita che tutto proceda con somma freddezza, con calma inaspettata, come se niente fosse successo. Càpita che rincorri un autobus, che fai un disperato autostop per non arrivare in ritardo, che svolgi il tuo lavoro con un'insperata energia. Càpita che tutto passi in fretta, che forzi la mente altrove, che respingi l'evento all'inizio descritto, che aspetti che la stanchezza ti vinca e ti conduca a coricarti. Càpita poi che qualcosa impedisca il sonno, che il groppo non si sciolga se non in forma di lacrime. Càpita infine che il conto si ripresenti in forma di sogno provocato: non hai fatto tutto quello che era in te possibile fare; hai fatto quello che era in te possibile evitare. Non hai dominato gli eventi, quindi gli eventi dominano te. Sei prigioniero.

«All'uomo che si lamenta: “Non riesco a vedere un significato nella storia e dunque anche la mia vita, intrecciata ad essa, è priva di senso”, rispondiamo: non guardare intorno a te alla storia univerale, ma guarda nella tua personale. Nel tuo presente è sempre contenuto il senso della storia, e tu non puoi guardarlo come uno spettatore, ma solo nelle tue decisioni responsabili. In ogni momento dorme la possibilità di essere il momento escatologico. Tu devi risvegliarla»¹.

¹ Rudolf Bultmann, Storia ed escatologia, Bompiani, Milano 1962 (pag. 176)

Autoanalisi pubblica

Mi chiedo se io, quando sono cosciente, «faccio ciò che dev'essere fatto», scrivo ciò che dev'essere scritto. Ovvero, se pratico una sorta di autocensura nella stesura o di scarni taccuini o di questo stesso “diario”. Ovvero ancora se in me agisce, a livello di coscienza immediata, il meccanismo di rifiuto, di vergogna, di paura che m'impedisce di essere sincero. Mi chiedo questo soprattutto perché avverto l'esigenza di potermi addormentare tranquillo, senza il peso di pensieri tormentati. Scrivo questo perché provo a praticare una sorta di autoanalisi pubblica. Ognuno è quello che è ma è comunque un uomo (una donna). Soprattutto nei suoi errori, nei suoi fallimenti, nelle sue debolezze...

lunedì 28 settembre 2009

Alla nascita di un figlio

(dal cinese di Su tung-p'o, 1036-1101)

Quando nasce un bambino, le famiglie
lo vorrebbero intelligente.
Io che per intelligenza
mi sono rovinato l'esistenza
posso solo sperare che mio figlio
riesca a dimostrarsi
ignorante e un po' pigro di cervello.
Perché allora, al Consiglio dei ministri,
se ne vivrà tranquillo.

(traduzione di Franco Fortini)

Bertolt Brecht, Poesie, Einaudi, Torino 1992

domenica 27 settembre 2009

Fuori della tastiera (qwerty) non c'è salvezza

«Io credo, sinceramente credo, che non c'è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che di scribacchiare giornalmente. Si deve tentare di portare a galla dall'imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che non sia il o non sia puro pensiero, che sia o non sia sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. Altrimenti facilmente si cade - il giorno in cui si crede d'esser autorizzati di prender la penna - in luoghi comuni o si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disaminato. Insomma fuori della penna non c'è salvezza».

Italo Svevo, Zeno, a cura di Mario Lavagetto, Einaudi, Torino 1987

Segnalibro

Mi segno questo post di Ivo perché su tali argomenti sento la necessità di meditare a lungo.

A margine segnalo anche questo post di Federica, le cui battute finali sono collegabili al post succitato

Aguzzate la vista

Vedendo l'imboscata diplomatica che Berlusconi ha fatto ieri al per nulla sorpreso Benedetto XVI all'aeroporto di Ciampino, m'è tornato in mente questo episodio storico, sintetizzato bene qui da Sergio Romano, che vide protagonisti De Gasperi e Pio XII.
Ora non resta che scoprire le differenze in vista del prossimo televoto che eleggerà il miglior PresConsMin della storia d'Italia.

Qui maggiori dettagli.

sabato 26 settembre 2009

Un governo su misura.

Tu sai, tu sai che appoggio di riflesso questo governo
perché sono troppo intelligente, troppo perfidamente
pronto a sostenere la sconcezza, il putridume, lo sfacelo
il dato di fatto di uno stato alla deriva che si regge
solo sulla faccia beota e del governante e del governato.
Io voto e vuoto Berlusconi perché voglio male al mondo
al patrio suolo al sepolcro imbiancato di coloro che
credettero possibile amare un popolo una lingua
così presi dal proprio egotismo da credere che anche
gli altri un giorno potessero diventare come loro
intelligenti individui che sanno di non sapere
ma che sanno comunque dove il marcio si trova
per cercare con tutte le forze di scansarlo.
Io sostengo questo governo perché ho la faccia
come il culo e al posto della barba mi cresce pelo
pubico soffice e leggermente brizzolato. E insieme
sostengo anche questa chiesa questo papa questo
dire di Dio bello piatto come se davvero un Dio
così rappresentato fosse lì pronto per essere usato
da me da te dal papa e da questo governo per fare
e disfare leggi e imporre sanzioni al mio ghigno
alla mia efferatezza alla mia gioia di vivere
nell'inganno. Io appoggio questo governo
perché è irrappresentabile ed è cosa altra tanto
altra da essere impossibile a un cuore puro e mite
di votarlo e sostenerlo a cuor leggero perché
è un governo da stomaci forti e pieni di pelo.
Io voto questo governo perché voglio che sopra
me ci sia qualcuno di talmente diverso e inimitabile
da garantire un distacco certo, perché se invece
ci fosse al governo uno come me cadrei nel doppio
gioco del mimetismo desiderante e invidierei
la di lui condizione e quindi cadrei stremato al suolo
dal risentimento dalla rabbia feroce che qualcuno
di simile abbia potuto raggiungere luoghi desiderabili.
La feccia umana invece non la si desidera
e per questo la voto e voglio che essa mi governi.
Io voglio un governo pieno di forfora di puzzo di sudore
di fiato grosso e cisposi occhi che trapelano nonostante
il trucco il cerone i profumi da puttana e la mentina
onnipresente. Io voglio che mi governi la stronzaggine
così mi sento sollevato da ogni responsabilità.

venerdì 25 settembre 2009

Un furto



Sono stato io. Volevo sentire il mare

I piedi a terra 9.



Nuovo articolo. Palazzo di specchi.

Io è un altro

Io è un altro - sta in posa
e ti ascolta in silenzio
se dici che la casa
deserta non ha senso.

La tua voce gli parla
con calma ma ansimando
- non prevede la perla
che rotola dal fondo.

Toti Scialoja, Le sillabe della sibilla, da Poesie, Garzanti, Milano 2002

giovedì 24 settembre 2009

Inesistenza notoria

«Per quanto ancora nel semi-ateismo dell'idealismo italiano, io ero esposto all'influsso di due amici appartenenti a questa cerchia: Carlo Trugenberger e [Franco] Fortini stesso, che ancora un anno prima di morire mi rampognò aspramente perché avevo scritto in non so quale contesto che Dio “notoriamente” non esiste. La sua inesistenza mi pare tanto più notoria quanto più indecentemente si propaganda la sua esistenza. Siamo rimasti ormai in pochi a credere in quella notorietà. L'ultima ch'io sappia è Margherita Hack, che richiesta alla una di notte - ora dei ladri, degli amanti e degli astrofisici - se credesse nell'esistenza di Dio, rispose quietamente: “No, non ci credo”.

D. Eppure tu stesso ti sei definito dianzi “agnostico”.

R. Ma si trattava del problema della sopravvivenza dell'umanità, non dell'esistenza di Dio. Mi accorgo di scrivere Dio con la maiuscola, come faccio sempre quando si tratta del dio del monoteismo. Ma Ladislao Mittner non era d'accordo neanche su questa concessione. “Non sapevo tu fossi religioso”, mi scrisse una volta a proposito della maiuscola. Altri tempi!»

Cesare Cases, Confessioni di un ottuagenario, Donzelli, Roma 2003 (pag. 83)

Omaggio a Gödel

Teorema di Münchhausen, cavallo, palude e codino,
è una delizia, ma non dimenticare:
Münchhausen era un bugiardo.

Il teorema di Gödel a prima vista appare
poco apparisciente, ma rifletti:
Gödel ha ragione.

«In ogni sistema sufficientemente complesso
si possono formulare frasi
che all'interno del sistema
non sono né dimostrabili né confutabili,
a meno che il sistema
non sia di per sé inconsistente».

Puoi descrivere la tua lingua
nella tua propria lingua:
ma non del tutto.
Puoi analizzare il tuo cervello
col tuo stesso cervello:
ma non del tutto.
Ecc.

Per giustificarsi
ogni sistema pensabile
deve trascendersi
ossia distruggersi.

«Sufficientemente complesso» o no:
la libertà di contraddire
è un fenomeno di carenza
o una contraddizione.

(Certezza = inconsistenza).

Ogni pensabile uomo a cavallo,
quindi anche Münchhausen,
quindi anche tu, è un subsistema
di una palude piuttosto ricca di sostanze

E un sottosistema di questo sottosistema
è il proprio codino,
questa specie di leva
per riformisti e bugiardi.

In ogni sistema piuttosto ricco di sostanze
quindi anche in questa palude,
si possono formulare frasi
che all'interno del sistema
non sono né dimostrabili né confutabili.

Prendile in mano, queste frasi,
e tira!

Hans Magnus Enzensberger, Gli elisir della scienza, Einaudi, Torino 2004